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Crisi KTM, ora servono i soldi e nuovi investitori. Arriva BMW?

Approvato il piano di risanamento ed incassati i primi 50 milioni di Bajaj, KTM è alla ricerca di investitori per sanare il debito e riavviare la produzione. E se arrivasse BMW?

Servono i soldi...

Ottenuto l’ok dei creditori al piano di ristrutturazione che prevede il versamento del 30% del debito in contanti, KTM è adesso alla ricerca dei fondi necessari per sanare i debiti e riprendere la produzione. Ai 50 milioni di euro già messi a disposizione da Bajaj lo scorso lunedì, cioè prima dell’incontro del 25 febbraio, se ne potrebbero aggiungere altri 100, ma solo a patto di trovare nuovi finanziatori. Il quadro è complesso: cerchiamo di fare il punto. 

L’accordo con Bajaj

Ricordiamo innanzitutto che il piano messo a punto da KTM ed approvato martedì dai creditori prevede il pagamento in contanti del 30% dei crediti entro il 23 maggio 2025. Servono quasi 600 milioni di euro, a cui ne vanno aggiunti ulteriori 150 necessari per riavviare la produzione entro la fine di marzo. Come accennato, ai 50 milioni di euro già erogati da Bajaj se ne potrebbero aggiungere altri 100, ma solo a specifiche condizioni. In pratica, il colosso indiano s’è detto disponibile ad aggiungere fondi a patto che vengano contestualmente trovati altri finanziatori disposti a coprire il debito di 600 milioni. Il ragionamento è molto semplice: il partner indiano mette a disposizione il capitale  solo ed unicamente se sufficientemente convinto delle prospettive positive del processo di investimento. Da qui l’evidente necessità di trovare altri investitori. 

Gli altri investitori

L'amministratore della ristrutturazione, Peter Vogl, non ha mai nascosto che la quota del 30% non potrà essere raggiunta senza l'apporto di uno o più investitori che immettano capitale direttamente nelle tasche di Pierer Mobility AG. Lo ha ribadito nel suo rapporto di lunedì, evidenziando che sono attualmente in corso trattative con sette potenziali investitori: tre disposti a conferire capitale e quattro pronti a fornire finanziamenti tramite debito. La ricerca dell'investitore è organizzata dalla Citibank e, secondo il rapporto dell'amministratore della ristrutturazione, ci sono buone probabilità di successo.

BMW , un’ipotesi che spaventa

Alla luce di quanto emerso, torna sul tavolo l’ipotesi ventilata pochi giorni fa dal magazine austriaco Oe24 che, citando un’insider anonimo, ha fatto il nome di BMW
Difficile ma, soprattutto, rischioso. Difficile per questioni di tempo, dato che un eventuale ingresso del colosso tedesco richiederebbe prima di tutto l'approvazione da parte degli organi interni, con il Consiglio di Sorveglianza della BMW AG che non si riunirebbe prima del 15 marzo, bloccando così ogni trasferimento contrattuale o finanziario verso KTM, e che, non secondario, in un simile scenario il tribunale antitrust europeo, ma anche le commissioni di acquisizione in Austria e Svizzera, richiederebbero tempi tra i 9 e i 12 mesi. Troppo. 

Rischioso perché una joint venture BMW - Bajaj verrebbe con ogni probabilità attuata per mezzo di un strategia di smantellamento e trasferimento della produzione (Ricerca e Sviluppo in Germania e  produzione in India?) con conseguente fine dell'identità austriaca di KTM e, sopratutto, licenziamenti per oltre 4000 dipendenti e chiusura dei fornitori locali senza più commesse. Nelle prossime settimane ne sapremo di più.

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